Il Consiglio del 19 luglio scorso passerà alla storia di Pula per il fatto che è  stato  presieduto, per la prima volta in assoluto,  da un  Presidente appositamente  eletto  per assolvere  a tale compito. Anzi, da una Presidente, la Signora Carla Lecca.

Sulla persona abbiamo sempre avuto il dovuto rispetto, ed anche sul suo profilo  politico  riteniamo la consigliera, ora Presidente,  valida e capace, certamente in grado di ricoprire l’incarico di Assessora. Ci spingiamo ancora oltre, ritenendo che potrebbe tranquillamente sostituire in giunta  comunale  qualcuno degli attuali componenti. 

Al debutto   nel primo Consiglio, avremmo fortemente   voluto che le nostre previsioni fossero smentite da una realtà  diversa.  Invece tutto secondo  pronostico, anzi peggio:  la Sindaca, contornata da una   maggioranza ancora in piedi al solo scopo di godere di piccole rendite di posizione, non ha avuto né il buonsenso, né tantomeno un briciolo di garbo istituzionale per salvare la forma, che comunque in un contesto come lo è il Consiglio Comunale, ha la sua importanza. In primis la posizione  anomala dove,  fisicamente, è stata  fatta accomodare  la neo Presidente, che la dice tutta sul ruolo riservatagli dalla Sindaca. Osserviamo che in una assise consiliare,  solitamente, il Presidente occupa lo scranno centrale o addirittura,  ove possibile,  una postazione più alta rispetto a quella del  Sindaco, la giunta e i  consiglieri, che appunto  occupano le sedute più basse. Ciò per dare ancora più risalto  al  ruolo del Presidente del Consiglio, che  è quello di coordinare i lavori rimanendo al di sopra della parti,  tra maggioranza e opposizione. La scenografia che invece si è presentata il giorno del Consiglio Comunale d’esordio è stata, invece,  quasi imbarazzante:  la Sindaca come era prima, così è rimasta,  ben abbarbicata e incollata nella sua postazione centrale, relegando  la Presidente del Consiglio in posizione defilata, di lato assieme ai consiglieri di maggioranza. Se proprio  non voleva mollare la pole position, poteva perlomeno concedere uno scranno al suo fianco. 

Dalle discrepanze di ordine formale, a confermare l’improvvisazione di un ruolo creato non certo perché a Pula  non se ne poteva a meno, si sono evidenziate quelle sostanziali,  susseguite a ruota. Facciamo qualche esempio: la Presidente,  anziché   comunicare il punto all’ordine del giorno e passare la parola alla Sindaca (o all’Assessore al Bilancio che è pur sempre la Sindaca) per l’esposizione del punto, si è  lei stessa fatta carico di presentare l’argomento, facendosi invischiare in un nugolo di questioni spinose di natura contabile e finanziaria che comportano grande  responsabilità  per chi le sostiene,  sulle quali altri avrebbero dovuto dare riposte che puntualmente sono state eluse, e su cui la minoranza non intende soprassedere, anche a costo di ottenerle in altre sedi.

 Ma questo è un altro argomento che affronteremo in un secondo momento. 

Il ruolo della Presidente è  stato  reso marginale dai reiterati interventi della Sindaca che, quando la minoranza incalzava nel chiedere spiegazioni, la  invitava a togliere la parola all’opposizione , comprimendo in maniera antidemocratica la discussione in modo che chi ascoltava non potesse percepire quanto si cercava di far emergere con dovizia di particolari,  con  tesi circostanziate e con   proprie  legittime convinzioni.

 Di questo contesto, che come prima detto era ampiamente prevedibile,  non possiamo dimenticare gli antefatti. Se le argomentazioni a sostegno della proposta di istituzione del ruolo di Presidente  del Consiglio  avevano suscitato le nostre riserve, le dichiarazioni della Sindaca sulla stampa ci lasciarono di stucco, quando si lasciò andare, in uno slancio di magnanimità, pronunciando la frase   in cui affermò che le casse comunali sarebbero  state immuni da ulteriori oneri di spesa, in quanto “ …il Presidente lo pago io”, facendo intendere che avrebbe fatto ridurre il suo emolumento in  quantità necessaria per retribuire, con la sua generosa rinuncia, la nuova carica.

Non sappiamo se qualche “persona amica” abbia fatto notare alla Presidente (o lei stessa “a freddo” abbia preso coscienza) che il suo ruolo svolto in quel modo  è  sminuito e reso irrilevante dallo smisurato “ego” della prima cittadina. Politicamente parlando,   il limite della Sindaca di non condividere niente con nessuno e di non cedere neppure una virgola del suo  “potere” esercitato in maniera dispotica,  è  un modo di fare tipico di chi , al di là di quello che si vuol far credere,  è “piccola piccola”.

Signora Presidente,  rivolgendoci a Lei, se intende non rinunciare alle prerogative che nessuno le può  negare, stabilisca con chiarezza che la legge e i regolamenti sono al di sopra anche delle interpretazioni  “ad libitum” che la Sindaca attribuisce ad ogni azione sia politica che amministrativa.

Con i migliori auguri

I CONSIGLIERI DI MINORANZA 

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